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Artisti e Tecnica pagina  2  |   Segnala una  tecnica  |   I Maestri dell'Arte  |   Segnala un errore

 

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in questa pagina: Pittura>  Egiziana     Greca     Etrusca     Romana     Medioevale     Bizantina

ceramica   pittura   incisione   cartapesta   collage   pasta di sale   pit. su vetro   mosaico   imprimitura   affresco    >

 

PITTURA EGIZIANA

I pittori Egizi non preparavano il supporto atto a ricevere diversi strati di colore, e si limitavano a dipingere entro i limiti del disegno senza mai oltrepassarlo o sovrapporlo, cosa riscontrabile nella pittura Etrusca e Greca. Una eccezione a quanto citato, però, la si può riscontrare nella tomba di Aichesi, dove il colore azzurro si presenta sovrapposto a quello giallo. Sia la pittura che la scultura, rimasero subordinate all'architettura, senza mai trovare una propria autonomia. Quello che viene considerato il periodo artistico più importante è in realtà quello più antico, della IV e V dinastia (2644-2421 av. C). Dagli studi eseguiti e dalla lettura dei papiri si è scoperto che questa civiltà sapesse produrre stucchi, gessature ed utilizzare paglia e stoppa da dare ai muri (affresco) ed ancora produrre colori artificiali; che usasse ritoccare a tempera, velando con colori a cera e sempre con la cera verniciare la pittura murale (proprio l'invenzione della pittura a cera le verrà attribuita); che avesse grande conoscenza di materie come l'uovo, il miele, l'olio, il latte, riuscendo a produrre colle di formaggio e pelle; preparare tele e tavole - destinate ai sarcofagi - in maniera tale da rendere il dipinto più duraturo. Ciò nonostante, gli artisti Egizi, si limitarono a dipingere per campiture (ricoprire con colore uniforme), senza dare alla forma un modellato, e mantenendo un geometrismo privo di luce ed ombra. Generalmente dipingevano su superfici bianche, a volte colorate, ocra gialla (come nella tomba di Hierankonopoli). I colori adoperati erano il rosso, l'azzurro, il giallo, il bianco, il nero (V Dinastia), fino ad arrivare ad una scelta più varia a cui va aggiunta la foglia d'oro, che usavano per ricoprire le figure poi riprese con il nero; e le stesse figure avevano norme fisse, come ad esempio il dio Osiride dipinto con il nero ed il verde; il dio Oro di colore rosso o il dio Ammone d'azzurro. Nonostante il condizionamento della scelta cromatica, le opere dell'arte Egizia rimangono avvolte da una magia atemporale.

 

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PITTURA GRECA

Molte delle opere prodotte da grandi maestri sono andate distrutte. E' questa una pittura di grande bellezza, fantasia e perfezione, dalla colorazione calda con chiaroscuro accennato, come dimostrano gli affreschi decorativi di Pompei e gli stessi vasi greci, con soggetti più a misura d'uomo e raffiguranti eventi quotidiani e della Storia; mentre nella Scultura vige l'esaltazione eroica degli dei. La tecnica in uso era l'affresco, l'encausto, la tempera, il mosaico. La prima produzione pittorica rimane essenzialmente similare a quella Egizia, ma solo a partire dal 540 av. C. artisti come l'Apollodoro e lo Zeusi, cominciarono ad applicare il chiaroscuro; la scelta cromatica rimane essenzialmente monocroma (un solo colore), o limitata a pochi colori. Polignoto, Pausania, Micone, usavano solo il nero, il bianco, l'ocra gialla, la terra rossa. Altri artisti: Parrasio, Timanto, Apelle - il più famoso - le cui opere sono andate distrutte; indubbio è stato il loro contributo nell'evoluzione stilistica di questa pittura.

 

PITTURA ETRUSCA

Grande influenza ebbe per questo tipo di pittura l'arte Greca ed Egizia; anche risente di elementi orientali, come si riscontra nelle decorazioni della tomba di Tori di Tarquinia. Le pitture più antiche risalgono al VII e VI secolo av. C.. Fino al V secolo av. C., i soggetti raffigurati apparterranno alla vita etrusca, poi si arriverà a rappresentare l'oltretomba, quindi soggetti mostruosi, che andranno a decorare le tombe orvietane degli Hescana, dei Golini, delle due Bighe. Nel III secolo av. C. la pittura funeraria andrà a scemare, fino al II secolo av. C. in cui evidente sarà l'influenza dell'arte Romana. In quanto al procedimento pittorico, gli Etruschi usavano eseguire il disegno con il chiodo direttamente sull'intonaco; applicavano il colore bianco per le zone di luce e contornavano la figura con il rosso (incarnato); mentre per le zone in ombra, usavano il nero ed il bruno, come dimostrano le pitture eseguite per la tomba di Vulci. Il colore rosso veniva usato per l'incarnato degli uomini, mentre il giallastro o rosa per quello delle donne; per gli animali o mostri, il turchino o bigio; per i vasi il paonazzo. L'utilizzo del bianco, lo ricordiamo già in uso presso la pittura Greca.

 

PITTURA ROMANA

Gran parte della produzione pittorica Romana, è improntata sull'imitazione di quella Greca, anche se innegabile è l'abilità raggiunta nel ritratto, nell'affresco ed il mosaico, come dimostrano le pitture murali di Ercolano e di Pompei, eseguite per l'appunto ad affresco, encausto e tempera. Per le pareti, in quanto base, si sceglieva un solo colore (monocromo), che poteva essere il giallo, il rosso, di rado il nero, l'azzurro ed il verde. Numerosi sono gli scritti lasciati dai pittori romani in merito alla conoscenza secondo la quale  sovrapponendo determinati colori ad altri, questi acquistino maggiore splendore; come un colore caldo diventi ancora più luminoso se applicato su colori neutri come il nero od il bianco, e viceversa. In quanto ai soggetti rappresentati, da un lato si sceglievano raffigurazioni di vita quotidiana, dall'altro - soprattutto per fini di maggiore importanza - la storia e gli eroi, o meglio si tendeva ad imitare le grandi opere dei maestri Greci; come dimostra, per l'appunto, il mosaico della "Battaglia di Isso" (copia di un capolavoro ellenico). Nonostante la grande esperienza raggiunta, gli artisti romani rimasero essenzialmente sconosciuti.

 

PITTURA MEDIOEVALE

La produzione pittorica avutasi tra l'inizio dell'arte Cristiana, I secolo, fino al XIV secolo con l'arte Gotica, viene chiamata per l'appunto arte Medievale; segna, quindi, il passaggio dalla classicità ed il principio del Rinascimento. Nella pittura cristiana si riscontrano evidenti influssi di arte Romana, mentre nell'arte Bizantina, oltre alla componente classica, evidenti sono anche elementi di origine orientale; con la pittura Romanica si raggiungeranno una qualità e dei risultati più originali, pur partendo sempre da una base classica; e proprio da questa arte prenderà sempre più corpo quella Medioevale, o Gotica od Ogivale, in cui la scultura avrà maggiore diffusione rispetto alla pittura, in quanto nelle chiese gotiche lo spazio murale dedicato alla pittura, sarà occupato dalle vetrate variopinte ed istoriate. Opere in cui si possano leggere chiari quelli che sono i caratteri tecnici di questa pittura, li troviamo nelle pitture che decorano la Chiesa di S. Maria Antiqua e di San Clemente a Roma, in cui per l'incarnato si è scelto un color carne ed il verde in determinati punti. Dagli scritti del Cennini: "... la tavola richiede essere più volte campeggiata che in muro; ma non però tanto ch'io non voglia che il verde che è sotto le carnagioni un poco traspaia (...) tra le ombre e l'incarnagione... (...) mettiamo che s'abbia a dipingere un viso di Madonna. Si comincia a disegnare con un pennello intriso di verdaccio (ocra scura-nero-bianco-rosso), poi con terra verde liquida si ombreggia e con pennello ogni contorno...". L'uso del colore verde presso i Medioevali, deriva dai Bizantini, poiché, prima dell'applicazione della foglia d'oro, questi stendevano una base di verde sulla tavola; in seguito perfezionato ed applicato sulla parte ricoperta a bolo (silicato di alluminio) per rendere il tutto più duraturo. Vi furono anche artisti come il Cavallini (1279/1316), che preferivano eseguire i loro dipinti su base grigia, nera o bruna, oppure di un verde oliva molto scuro, prima di passare il colore per l'incarnato (vedi santa Cecilia a Roma). Lo stesso Giotto dipingeva a bianco e nero e poi passava al colore; e questa pratica la si riscontra anche nella preparazione pittorica del Cimabue; ma non aveva solo pratica nell'esecuzione del volto, poiché tale tecnica veniva utilizzata anche per riprodurre la natura, nella fattispecie gli alberi. Riepilogo dei caratteri fondamentali della pittura Medioevale: pittura Cristiana, pittura Bizantina, pittura Romanica, pittura Gotica.

 

PITTURA BIZANTINA

Viene chiamata arte Bizantina quella che ebbe a svilupparsi nel mondo orientale sotto la regnanza di Bisanzio, da cui deriva per l'appunto il nome. Raggiunse livelli altissimi nella prima età dell'oro con Giustiniano nel VI secolo; e nella seconda età dell'oro nel XII secolo. Si prediligono sfumature e colori vivaci, con prospetti di figure dall'aria solenne. E' una pittura simbolista, che sostituisce il paesaggio di sfondo con la classica doratura che la contraddistingue; per citare un esempio, ricordiamo gli affreschi della chiesa di San Clemente e Santa Maria Antiqua a Roma. Questa pittura manca però di spazialità ed inventiva, mentre innegabile è l'abilità tecnica acquisita. Per quanto concerne il procedimento pittorico, le prime opere Bizantine sono ancora condizionate da un periodo storico tormentato (con riferimento al VI e X secolo), quindi ancora legate in maniera confusionaria alla classicità; un miglioramento lo si avverte a partire dal X secolo, ma dal XII al XIII secolo, con una situazione storica più stazionaria, si arriverà ad una produzione artistica più significativa. Molti sono stati i trattati lasciati dai pittori Bizantini che evidenziano tale evoluzione. In generale non si tratta di una tecnica pittorica basata su uno specifico procedimento, in realtà trattasi di più procedimenti; è risaputo della preparazione di una base scura atta ad accogliere il disegno/colorazione; il colore chiaro veniva dato in maniera molto densa. Queste campiture potevano essere color carne per le carnagioni, come anche terra verde o verde vivace per lo stesso intento, che possiamo riscontrare nei dipinti Bizantini esposti in Europa, o per esempio a Roma nella basilica di Santa Croce. Ovviamente il tutto veniva sapientemente alternato (scuro, scurissimo, chiaro e riflesso) illuminando le zone di luce con colori rosati e chiarissimi, con anche grigi. Nel caso dei drappeggi o ornamenti, le basi erano bluastre. Si otteneva in tal modo una alternanza di toni caldi e freddi tipici di questo processo pittorico; ma come diceva il Cennini: "... ti conviene sempre lavorare in vestiti e casamenti prima che visi...", quindi lasciare la  pittura del viso, delle mani, dei piedi per ultimi. Preparare la base scura, disegnare il contorno del viso con colore ancora più scuro; illuminare con tono giallo la fronte, il naso, le guance, il collo, le orecchie etc.; addolcire le ombre con colori più caldi, fino alla caratterizzazione dei capelli. Alla fine si procederà all'applicazione della foglia d'oro o argento.

 

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*Quanto elencato è stato raccolto attraverso segnalazione od elenco/catalogo, visionabile da chiunque.

 
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  kVG  - Ass. ne Cult. le - Per artisti/autori esordienti - progetto  - Ultimo aggiornamento:  29-07-10