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Tecniche Pittoriche pagina 1 |
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CERAMICA
Acquerello
INCISIONE |
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Artisti
ceramica
pittura
incisione
cartapesta
collage
pasta di sale
p. su vetro
mosaico
Imprimitura
Affresco |
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Il punto di vista di Kebheka. Creare
un'opera d'arte significa avvalersi di una strumentazione applicata
ad un sistematico procedimento tecnico. Per potenziare la
nostra capacità espressiva è necessario conoscere ed applicare le
varie tecniche pittoriche, elaborandole singolarmente per poi
giungere alla loro applicazione definita 'mista'; c'è da dire, però,
che la creatività, l'estro dell'artista, la sua capacità espressiva
non sono da considerarsi il mero frutto di una Tecnica prestabilita.
Quello che troverà ne 'il glossario di Kebheka' vuole essere un
input alla Sua curiosità e genialità, passando per l'attenzione di
quanti si ritengano palesemente 'negati per la pittura'. A tutti
consiglio di liberarsi attraverso il colore, senza lasciarsi
inibire, condizionare dal giudizio: probabilmente l'arte più
significativa è stata quella generata nell'irragionevole. Oltre la
giusta contraddizione, se la Tecnica è una base concreta, la
genialità è un'altezza inconcreta!
(k). |
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ceramica |
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L’Impasto.
Esistono svariati tipi d’argilla; quella rossa è ricca di ossido di
ferro (ruggine, ma se prevale il calcare l’argilla risulterà
più chiara). La scelta dell’argilla viene eseguita in base al lavoro
che si intende eseguire: argilla rossa per maiolica; argilla rossa o
bianca refrattaria; argilla per grès; argilla per porcellana; ma
solo dopo averla manipolata si scopre l’impasto ideale. Per iniziare
a lavorare, si acquista in quantità limitate, poiché tende a
seccare. L'argilla per maiolica rossa si presenta molto plastica e
meno costosa; è in commercio in pacchi da 25 Kg, e questi formati
vengono denominati 'pani di argilla'.
Glossario:
Colombino, detto anche lucignolo. E’ una tecnica di modellazione
manuale, attraverso cui il ceramista costruisce forme nel
sovrapporre cordoni d’argilla. Craquelé, è un effetto
dello smalto, in cui si creano sottili ed abbondanti piccole crepe.
Chamotte,
è un'argilla cotta e macinata; viene impiegata
negli impasti argillosi per aumentare la refrattarietà, ed evitare
il ritiro del pezzo. Essiccamento, processo attraverso il
quale l’acqua, che è presente nell’argilla, evapora.
Piccolo fuoco, è una cottura a bassa temperatura (750° C).
Racu, è una ceramica che ha in sé argilla rossa satura di
chamotte; prima viene cotta a bassa temperatura e poi sottoposta ad
un forte choc termico, spesso in riduzione.
su |
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ACQUERELLO.
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Pittura
ottenuta
diluendo
e
macinando
la
polvere
colorata
con
dell’acqua
addizionata
a della
gomma
arabica
o altre
sostanze
come la
glicerina,
il
miele,
lo
zucchero.
I COLORI
ad
acquerello
possono
essere
applicati
oltre
che
sulla
carta
anche
sulle
seguenti
superfici:
avorio,
pergamena,
seta,
vetro;
sulle
superfici
preparate
a gesso;
su
tavolette
di legno
dandovi
sopra
una mano
di
bianco
d’uovo,
che
rende
impermeabile
il legno
e quindi
lo
prepara
a
ricevere
il
colore;
sulle
superfici
grasse
come la
pittura
ad olio,
attraverso
preparati
ausiliari.
Cenno
storico:
l’uso di
questa
tecnica
all’acqua,
viene
fatto
risalire
alla più
remota
antichità;
ma
risalgono
al 1400
le
notizie
più
certe;
in
Germania,
con
Alberto
Dürer
(1471-1528),
il quale
si
avvalse
di
questa
tecnica
per dare
colore
ai suoi
disegni
a penna
e per
gli
schizzi
relativi
ai suoi
viaggi.
Nel 1600
presso
gli
olandesi;
nella
metà del
‘700
presso
gli
inglesi,
con
Turner e
Ruskin;
anche in
Francia
con il
Fragonard
ed il
Watteau
e
Boucher.
Il
grande
Delacroix
usava
questa
tecnica
associata
agli
schizzi,
mentre
Corot
per
ricreare
pittoricamente
gli
effetti
di luce.
In
Italia,
solo a
partire
dalla
metà
dell’800,
prima a
Napoli,
poi a
Milano e
quindi
Roma. |
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•
GLI ELEMENTI: acqua, carta, colori, tavolozza,
pennelli.
L’ACQUA:
fondamentale,
deve
essere
pura,
meglio
se
distillata
(cambiarla
spesso
durante
il
lavoro).
La
CARTA:
le
migliori
sono
quelle
che
risultano
oltre
che
solide,
bianche
e non
troppo
assorbenti.
Le carte
comuni
sono
molto
assorbenti,
è quindi
preferibile
trattarle,
bagnarle,
con una
soluzione
di
allume.
Avvertenze:
non
bisogna
sfregare
eccessivamente
la carta
con la
spugna
bagnata,
questo
priva la
carta
della
parte
gommosa,
e la
rende
troppo
assorbente
quando
accoglie
i
pigmenti.
Lo
stesso
vale per
i
pennelli,
mai
sfregare
la
carta,
per
evitare
di
intaccarne
la
levigatezza;
ed anche
la
matita,
deve
essere
usata
con
delicatezza:
non deve
essere
ne
troppo
tenera,
perché
sporcherebbe
la
carta;
né
troppo
dura,
potrebbe
inciderla.
Inumidire
la carta
prima di
dipingere;
bagnare
il
foglio
con
pennello
morbido
o spugna
fine e
pulita,
subito
dopo
tamponarlo
con
cencio
bianco
di fibra
delicata
e
pulita.
Nell’applicare
una
tinta
sopra
l’altra
asciutta,
inumidire
la tinta
e subito
tamponare
con
carta
assorbente.
Per
mantenere
umida la
carta
durante
l’uso
della
tecnica
ad
acquerello,
la carta
può
essere
stirata
su di un
telaio
ed
inumidita
nella
parte
sottostante;
oppure
mettendo
un
foglio
umido su
di un
vetro,
il quale
eviterà
che
l’acqua
evapori,
mantenendolo
più a
lungo
umido.
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•
I COLORI: quelli di buona qualità, si presentano
molto
macinati
e
contengono
poca
gomma
per
sciogliersi
con
facilità
e nel
contempo
rimanere
ben
fissati.
Il
bianco
d’argento,
il verde
di
cobalto,
considerati
ottimi
ad olio,
non sono
consigliabili
all’acquerello;
mentre
lo sono
il
Bianco
di
bario,
quello
di
China,
l’indaco,
il
giallo
indiano
e la
seppia,
che
viceversa
non sono
consigliabili
per la
tecnica
all’olio.
•
La TAVOLOZZA: deve essere di lamiera di ferro
smaltato
o di
porcellana,
ma anche
un
piatto
comune
può
fungere
da
tavolozza.
Anche un
cristallo
posto su
di un
foglio
bianco,
può
trasformarsi
in una
funzionale
tavolozza.
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•
I PENNELLI:
devono
essere
di
martora
o
puzzola;
anche
quelli
di
setola,
quelli
piatti,
sono
utili
per
tratti
robusti,
per
esempio
per il
verde
del
paesaggio
(foglie,
prati
etc.);
mentre
per
raffigurare
un
grande
spazio,
come ad
esempio
il
cielo,
il
pennello
dovrà
essere
quadrato
e più
grande.
Normalmente
si usano
due soli
pennelli,
uno per
dipingere,
l’altro
per
inumidire
i toni e
quindi
alleggerirli,
ma, è
anche
vero che
ogni
tecnica
diventi
speciale
proprio
perché
siamo
noi a
renderla
tale,
apportando
varianti,
frutto
dell’esperienza.
I
pennelli
devono
essere
tenuti
sempre
puliti,
sia
durante
il
lavoro
che
dopo.
Altri
elementi:
abbiamo
già
citato
le
proprietà
della
carta assorbente, che non deve mai mancare durante il lavoro, per
alleggerire
i toni
ed
eliminare
l’acqua
in
eccesso
dal
foglio e
dai
pennelli;
l’agata,
utile
per
coprire
la parte
che si è
raschiata
e
successivamente
ridipingervi
sopra.
Sostanze
utili:
l’allume,
utile
per un
tipo di
carta
comune,
poiché
la rende
meno
assorbente.
Stenderlo
prima di
iniziare
il
lavoro.
La
chiara d’uovo, passata su di una tavoletta di legno, permetterà a
questa
di
accogliere
i colori
ad
acqua.
La
glicerina
è ottima per ritardare l’asciugatura dei colori; mentre
l’alcool
puro
serve
per
l’esatto
opposto,
e cioè
per
accelerare
l’essiccamento
dei
colori.
La
gomma arabica serve per rendere i colori insolubili; per evitare
che il
lavoro
si
screpoli,
aggiungere
qualche
goccia
di olio
di noce
o di
lino
nell'acqua.
L’acqua
di riso,
di
amido o di
colla di farina,
si impiegano per dare maggiore consistenza ai colori ad
acquerello.
Come si
danno le
velature:
aspettare
che il
dipinto
sia ben
secco,
prima
d’applicare
la
velatura
con
massima
meticolosità,
al fine
che la
parte
sottostante
non si
screpoli
o
disciolga;
per
ovviare
a quanto
menzionato,
passare
una mano
di
fissativo
per
acquerello
sulla
parte,
prima di
passarvi
la
velatura;
se
invece
si vuole
modificare
quanto
già
dipinto,
si userà
del
dissolvente
per
acquerello.
Il
fissativo
deve
essere
applicato
con un
pennello
morbido,
prima
orizzontalmente,
poi
verticalmente.
Il
fissativo
a
spruzzo
è anche
consigliato.
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Incisione
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Con
questo
termine
viene
indicato
un
procedimento
che
consiste
nell’eseguire
un
disegno
su di
una
superficie
dura
detta
matrice.
Questa
tecnica
viene
eseguita
in cavo,
in piano
o in
rilievo.
INCISIONE
IN
RILIEVO
(XILOGRAFIA
/
LINEOGRAFIA):
sulla
matrice
la parte
destinata
a
ricevere
l’inchiostro
sporge,
e quindi
risulterà
bianca
nella
stampa.
INCISIONE
IN PIANO
(LITOGRAFIA
/
SERIGRAFIA):
la
matrice
non
porta
rilievi
evidenti.
INCISIONE
IN CAVO
(PUNTASECCA,
BULINO,
ACQUATINTA,
ACQUAFORTE):
in
questo
caso le
parti
incise
sulla
matrice
saranno
quelle
che
risulteranno
nella
stampa.
PUNTASECCA,
è
eseguita
con una
punta
conica
molto
affilata,
che va a
lacerare
il
metallo,
lasciando
sulla
lastra
residui
di
metallo
chiamati
'barbe',
che non
vengono
eliminate,
poiché
andranno
a
trattenere
l’inchiostratura,
producendo
un segno
sfumato,
che si
deteriorerà
generalmente
dopo la
quinta
stampa.
BULINO,
come la
calcografia,
risale
ai
principi
del
Quattrocento,
nella
fattispecie
all’artigianato
degli
orafi, a
cui
venivano
affidati
disegni
da
riprodurre
su rame
e quindi
stampati
in
serie.
E’ un
attrezzo
che
serve
per
incidere
- e che
dà il
nome
alla
stessa
tecnica
in cavo
-
costituito
da un
ferro
con
punte di
diverse
sezioni;
come le
altre
tecniche
ad in
cavo, le
parti
tracciate
sulla
matrice
accoglieranno
l’inchiostro,
poi
eliminato
per
eccesso,
e quindi
appoggiata
la carta
sulla
lastra,
fatto
passare
il tutto
sotto il
torchio,
l’inchiostro
si
trasferirà
sulla
carta.
ACQUAFORTE,
dal
latino
acqua
fortis,
come
veniva
chiamato
l’acido
nitrico
durante
il
Medioevo,
utilizzato
per
decorare
armi ed
armature.
Tecnica:
dopo
aver
steso su
di una
lastra
di
metallo
uno
strato
sottilissimo
di cera,
il
disegno
verrà
eseguito
con una
punta
conica,
che
portando
via la
cera
lascerà
nudo il
metallo
sottostante;
così
trattata,
la
lastra
verrà
immersa
nell'acido,
che
andrà ad
incidere
solo i
punti
dove non
sarà più
presente
la cera;
un tempo
di
immersione
prolungato
determinerà
segni/solchi
sempre
più
evidenti
e
profondi,
proprio
per via
della
maggiore
corrosione.
Dopo
aver
asportata
la cera,
si
procederà
all’inchiostratura
ed alla
stampa.
ACQUATINTA,
è un
procedimento
-
granitura
- che
consiste
nel
rendere
ruvida
la
lastra
con
materiali
come il
sale, le
resine,
il
bitume.
Solo le
parti
che si
vorranno
ottenere
chiare,
saranno
coperte
dalla
vernice;
si
procederà
all’immersione
della
matrice
nell’acido,
che
corroderà
solo le
parti
non
protette
dalla
vernice,
alias
morsura.
E’
questa
una
tecnica
che se
alternata
nei
passaggi
dalla
copertura
alla
morsura,
determinerà
effetti
di
chiaroscuro.
Le sue
origini
sono
contemporanee
all’acquaforte. |
|
•
Procedimento
litografico,
fu
scoperto
verso la
fine del
‘700, da
Alois
Senefelder
di
Monaco
di
Baviera,
il quale
si
avvalse
del
sistema
a
'stampa
piana'-
litografia
-,
usando
una
pietra
calcarea
prelevata
dal
fiume
Isar,
con
proprietà
d’assorbire
acqua e
grasso;
su
questo
si basa
la
stampa
litografica:
l’acqua
ed il
grasso
si
respingono
e
sfruttando
questo
principio,
se si
disegnerà
ad
inchiostro,
gesso o
matita
grassi,
il
tratto
accetterà
soltanto
il
grasso,
respingendo
l’acqua;
viceversa,
le parti
bagnate
non
accetteranno
quelle
grasse.
Questo
tipo di
procedimento,
è una
via di
mezzo
tra la
xilografia
e la
calcografia;
rispettivamente,
nella
prima
vengono
riprodotte
le parti
tralasciate,
nella
seconda
risulteranno
nella
stampa,
solo le
parti
incise
sulla
lastra
di
metallo.
Nella
litografia
(pietra),
le parti
disegnate
rimangono
in
piano,
poiché
la
riproduzione
è il
risultato
di un
processo
chimico.
La
pietra
deve
essere
preparata
in base
al
disegno
che si
appresta
ad
accogliere.
Se si
disegnerà
ad
inchiostro
liquido,
la
pietra
dovrà
essere
trattata
con
finissima
sabbia
di
quarzo
(affinché
la
superficie
si
levighi
perfettamente);
per il
disegno
a matita
grassa,
la
pietra
dovrà
essere
trattata
con
sabbia
più
grossolana.
Il
disegno
sulla
pietra
ruvida
rende al
meglio
la
morbidezza
del
tratto e
gli
effetti
pittorici. |
| |
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•
LINEOGRAFIA:
la
matrice
è
costituita
da una
tavoletta
di
linoleum,
un
impasto
di
farina
di
sughero,
olio di
lino ed
una
trama di
iuta (il
tutto
può
essere
sostituito
dall’adigraf,
di uso
scolastico).
La
matrice
verrà
intagliata
con
delle
piccole
punte
taglienti
di
diverse
forme,
dette
sgorbie,
poste
sopra
una
impugnatura,
e quindi
variabili;
poi
inchiostrata
a rullo,
con
inchiostro
tipografico
(le
parti
intagliate
sulla
matrice
- o
tavoletta
di
adigraf
-
risulteranno
bianche
nella
stampa);
è
preferibile
preparare
il
disegno
su di un
foglio
lucido e
ricalcarlo
rovesciato
sulla
matrice. XILOGRAFIA:
dal
greco
xulon/legno
e
grafo/scrivo;
questa
tecnica
nasce in
Oriente
prima
dell’anno
Mille,
mentre
in
Italia
si
diffonderà
a
partire
dalla
metà del
Trecento.
La
matrice
è
costituita
da una
tavoletta
di legno
robusto.
Se la
tavoletta
è
tagliata
secondo
la
lunghezza
del
legno
(di
filo)
dovrà
essere
intagliata
con le
sgorbie,
scalpelli,
lame; se
il
taglio è
di testa
(quando
sono
visibili
i cerchi
concentrici,
e
potranno
essere
incisi
segni
più
sottili),
si userà
il
bulino (ferro con punta di varie forme e dimensioni). Tecnica: si
può
procedere
all’intaglio
direttamente
sulla
matrice,
o dopo
aver
trasferito
il
disegno;
si
procederà
ad
inchiostrare
con il
rullo la
matrice,
su cui
sarà
sovrapposta
la
carta;
il tutto
compresso
attraverso
una
macchina
tipografica
denominata
'torchio'.
Si può
anche
stampare
a
colori,
preparando,
per ogni
colore,
una
matrice
differente
e
stamparle
in
sequenza
sullo
stesso
foglio
di
carta. |
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Tecniche
pittoriche pagine>
1 |
2 |
3 |
4 |
5 |
|
*Quanto elencato è stato raccolto
attraverso segnalazione od elenco/catalogo, visionabile da chiunque. |
|
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|
kVG
-
Ass. ne Cult. le - Per artisti/autori esordienti -
progetto
-
Ultimo aggiornamento:
19-06-10
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