Kebheka è un portale d'arte, ma anche una galleria virtuale a disposizione di artisti/autori esordienti e non. Ottime opportunità espositive - anche gratuite - praticità di lettura ed approfondimenti teorico-tecnici ne "il glossario di Kebheka", grazie al contributo, alle segnalazioni dei nostri visitatori.

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In questa pagina:  CERAMICA   Acquerello   INCISIONE   |   Segue> pagina 2

Artisti   ceramica   pittura   incisione   cartapesta   collage   pasta di sale   p. su vetro   mosaico   Imprimitura   Affresco

 

Il punto di vista di Kebheka. Creare un'opera d'arte significa avvalersi di una strumentazione applicata ad un sistematico procedimento  tecnico. Per potenziare la nostra capacità espressiva è necessario conoscere ed applicare le varie tecniche pittoriche, elaborandole singolarmente per poi giungere alla loro applicazione definita 'mista'; c'è da dire, però, che la creatività, l'estro dell'artista, la sua capacità espressiva non sono da considerarsi il mero frutto di una Tecnica prestabilita. Quello che troverà ne 'il glossario di Kebheka' vuole essere un input alla Sua curiosità e genialità, passando per l'attenzione di quanti si ritengano palesemente 'negati per la pittura'. A tutti consiglio di liberarsi attraverso il colore, senza lasciarsi inibire, condizionare dal giudizio: probabilmente l'arte più significativa è stata quella generata nell'irragionevole. Oltre la giusta contraddizione, se la Tecnica è una base concreta, la genialità è un'altezza inconcreta! (k).

 

ceramica

L’Impasto. Esistono svariati tipi d’argilla; quella rossa è ricca di ossido di ferro (ruggine, ma se  prevale il calcare l’argilla risulterà più chiara). La scelta dell’argilla viene eseguita in base al lavoro che si intende eseguire: argilla rossa per maiolica; argilla rossa o  bianca refrattaria; argilla per grès; argilla per porcellana; ma solo dopo averla manipolata si scopre l’impasto ideale. Per iniziare a lavorare, si acquista in quantità limitate, poiché tende a seccare. L'argilla per maiolica rossa si presenta molto plastica e meno costosa; è in commercio in pacchi da 25 Kg, e questi formati vengono denominati 'pani di argilla'. Glossario:  Colombino, detto anche lucignolo. E’ una tecnica di modellazione manuale, attraverso cui il ceramista costruisce forme nel sovrapporre cordoni d’argilla.  Craquelé, è un effetto dello smalto, in cui si creano sottili ed abbondanti piccole crepe. Chamotte, è un'argilla cotta e macinata; viene impiegata negli impasti argillosi per aumentare la refrattarietà, ed evitare il ritiro del pezzo. Essiccamento, processo attraverso il quale l’acqua, che è presente nell’argilla, evapora.  Piccolo fuoco, è una cottura a bassa temperatura (750° C).  Racu, è una ceramica che ha in sé argilla rossa satura di chamotte; prima viene cotta a bassa temperatura e poi sottoposta ad un forte choc termico, spesso in riduzione. su

 
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ACQUERELLO.

Pittura ottenuta diluendo e macinando la polvere colorata con dell’acqua addizionata a della gomma arabica o altre sostanze come la glicerina, il miele, lo zucchero. I COLORI ad acquerello possono essere applicati oltre che sulla carta anche sulle seguenti superfici: avorio, pergamena, seta, vetro; sulle superfici preparate a gesso; su tavolette di legno dandovi sopra una mano di bianco d’uovo, che rende impermeabile il legno e quindi lo prepara a ricevere il colore; sulle superfici grasse come la pittura ad olio, attraverso preparati ausiliari. Cenno storico: l’uso di questa tecnica all’acqua, viene fatto risalire alla più remota antichità; ma risalgono al 1400 le notizie più certe; in Germania, con Alberto Dürer (1471-1528), il quale si avvalse di questa tecnica per dare colore ai suoi disegni a penna e per gli schizzi relativi ai suoi viaggi. Nel 1600 presso gli olandesi; nella metà del ‘700 presso gli inglesi, con Turner e Ruskin; anche in Francia con il Fragonard ed il Watteau e Boucher. Il grande Delacroix  usava questa tecnica associata agli schizzi, mentre Corot per ricreare pittoricamente gli effetti di luce. In Italia, solo a partire dalla metà dell’800, prima a Napoli, poi a Milano e quindi Roma.

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GLI ELEMENTI: acqua, carta, colori, tavolozza, pennelli. L’ACQUA: fondamentale, deve essere pura, meglio se distillata (cambiarla spesso durante il lavoro). La CARTA: le migliori sono quelle che risultano oltre che solide, bianche e non troppo assorbenti. Le carte comuni sono molto assorbenti, è quindi preferibile trattarle, bagnarle, con una soluzione di allume. Avvertenze: non bisogna sfregare eccessivamente la carta con la spugna bagnata, questo priva la carta della parte gommosa, e la rende troppo assorbente quando accoglie i pigmenti. Lo stesso vale per i pennelli, mai sfregare la carta, per evitare di intaccarne la levigatezza; ed anche la matita, deve essere usata con delicatezza: non deve essere ne troppo tenera, perché sporcherebbe la carta; né troppo dura, potrebbe inciderla. Inumidire la carta prima di dipingere; bagnare il foglio con pennello morbido o spugna fine e pulita, subito dopo tamponarlo con cencio bianco di fibra delicata e pulita. Nell’applicare una tinta sopra l’altra asciutta, inumidire la tinta e subito tamponare con carta assorbente. Per mantenere umida la carta durante l’uso della tecnica ad acquerello, la carta può essere stirata su di un telaio ed inumidita nella parte sottostante; oppure mettendo un foglio umido su di un vetro, il quale eviterà che l’acqua evapori, mantenendolo più a lungo umido.

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I COLORI: quelli di buona qualità, si presentano molto macinati e contengono poca gomma per sciogliersi con facilità e nel contempo rimanere ben fissati. Il bianco d’argento, il verde di cobalto, considerati ottimi ad olio, non sono consigliabili all’acquerello; mentre lo sono il Bianco di bario, quello di China, l’indaco, il giallo indiano e la seppia, che viceversa non sono consigliabili per la tecnica all’olio. • La TAVOLOZZA: deve essere di lamiera di ferro smaltato o di porcellana, ma anche un piatto comune può fungere da tavolozza. Anche un cristallo posto su di un foglio bianco, può trasformarsi in una funzionale tavolozza.

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I PENNELLI: devono essere di martora o puzzola; anche quelli di setola, quelli piatti, sono utili per tratti robusti, per esempio per il verde del paesaggio (foglie, prati etc.); mentre per raffigurare un grande spazio, come ad esempio il cielo, il pennello dovrà essere quadrato e più grande. Normalmente si usano due soli pennelli, uno per dipingere, l’altro per inumidire i toni e quindi alleggerirli, ma, è anche vero che ogni tecnica diventi speciale proprio perché siamo noi a renderla tale, apportando varianti, frutto dell’esperienza. I pennelli devono essere tenuti sempre puliti, sia durante il lavoro che dopo. Altri elementi: abbiamo già citato le proprietà della carta assorbente, che non deve mai mancare durante il lavoro, per alleggerire i toni ed eliminare l’acqua in eccesso dal foglio e dai pennelli; l’agata, utile per coprire la parte che si è raschiata e successivamente ridipingervi sopra. Sostanze utili: l’allume, utile per un tipo di carta comune, poiché la rende meno assorbente. Stenderlo prima di iniziare il lavoro. La chiara d’uovo, passata su di una tavoletta di legno, permetterà a questa di accogliere i colori ad acqua. La glicerina è ottima per ritardare l’asciugatura dei colori; mentre l’alcool puro serve per l’esatto opposto, e cioè per accelerare l’essiccamento dei colori. La gomma arabica serve per rendere i colori insolubili; per evitare che il lavoro si screpoli, aggiungere qualche goccia di olio di noce o di lino nell'acqua. L’acqua di riso, di amido o di colla di farina, si impiegano per dare maggiore consistenza ai colori ad acquerello. Come si danno le velature: aspettare che il dipinto sia ben secco, prima d’applicare la velatura con massima meticolosità, al fine che la parte sottostante non si screpoli o disciolga; per ovviare a quanto menzionato, passare una mano di fissativo per acquerello sulla parte, prima di passarvi la velatura; se invece si vuole modificare quanto già dipinto, si userà del dissolvente per acquerello. Il fissativo deve essere applicato con un pennello morbido, prima orizzontalmente, poi verticalmente. Il fissativo a spruzzo è anche consigliato.  su

 
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Incisione

Con questo termine viene indicato un procedimento che consiste nell’eseguire un disegno su di una superficie  dura detta matrice. Questa tecnica viene eseguita in cavo, in piano o in rilievo. INCISIONE IN RILIEVO (XILOGRAFIA / LINEOGRAFIA): sulla matrice la parte destinata a ricevere l’inchiostro sporge, e quindi risulterà bianca nella stampa. INCISIONE IN PIANO (LITOGRAFIA / SERIGRAFIA): la matrice non porta rilievi evidenti. INCISIONE IN CAVO (PUNTASECCA, BULINO, ACQUATINTA, ACQUAFORTE): in questo caso le parti incise sulla matrice saranno quelle che risulteranno nella stampa. PUNTASECCA, è eseguita con una punta conica molto affilata, che va a lacerare il metallo, lasciando sulla lastra residui di metallo chiamati 'barbe', che non vengono eliminate, poiché andranno a trattenere l’inchiostratura,  producendo un segno sfumato, che si deteriorerà generalmente dopo la quinta stampa. BULINO, come la calcografia, risale ai principi del Quattrocento, nella fattispecie all’artigianato degli orafi, a cui venivano affidati disegni da riprodurre su rame e quindi stampati in serie. E’ un attrezzo che serve per incidere - e che dà il nome alla stessa tecnica in cavo - costituito da un ferro con punte di diverse sezioni; come le altre tecniche ad in cavo, le parti tracciate sulla matrice accoglieranno l’inchiostro, poi eliminato per eccesso, e quindi appoggiata la carta sulla lastra, fatto passare il tutto sotto il torchio, l’inchiostro si trasferirà sulla carta. ACQUAFORTE, dal latino acqua fortis, come veniva chiamato l’acido nitrico durante il Medioevo, utilizzato per decorare armi ed armature. Tecnica: dopo aver steso su di una lastra di metallo uno strato sottilissimo di cera, il disegno verrà eseguito con una punta conica, che portando via la cera lascerà nudo il metallo sottostante; così trattata, la lastra verrà immersa nell'acido, che andrà ad incidere solo i punti dove non sarà più presente la cera; un tempo di immersione prolungato determinerà segni/solchi sempre più evidenti e profondi, proprio per via della maggiore corrosione. Dopo aver asportata la cera, si procederà all’inchiostratura ed alla stampa. ACQUATINTA, è un procedimento - granitura - che consiste nel rendere ruvida la lastra con materiali come il sale, le resine, il bitume. Solo le parti che si vorranno ottenere chiare, saranno coperte dalla vernice; si procederà all’immersione della matrice nell’acido, che corroderà solo le parti non protette dalla vernice, alias morsura. E’ questa una tecnica che se alternata nei passaggi dalla copertura alla morsura, determinerà effetti di chiaroscuro. Le sue origini sono contemporanee all’acquaforte.

Procedimento litografico, fu scoperto verso la fine del ‘700, da Alois Senefelder di Monaco di Baviera, il quale si avvalse del sistema a 'stampa piana'- litografia -, usando una pietra calcarea prelevata dal fiume Isar, con proprietà d’assorbire acqua e grasso; su questo si basa la stampa litografica: l’acqua ed il grasso si respingono e sfruttando questo principio, se si disegnerà ad inchiostro, gesso o matita grassi, il tratto accetterà soltanto il grasso, respingendo l’acqua; viceversa, le parti bagnate non accetteranno quelle grasse. Questo tipo di procedimento, è una via di mezzo tra la xilografia e la calcografia; rispettivamente, nella prima vengono riprodotte le parti tralasciate, nella seconda risulteranno nella stampa, solo le parti incise sulla lastra di metallo. Nella litografia (pietra), le parti disegnate rimangono in piano, poiché la riproduzione è il risultato di un processo chimico.  La pietra deve essere preparata in base al disegno che si appresta ad accogliere. Se si disegnerà ad inchiostro liquido, la pietra dovrà essere trattata con finissima sabbia di quarzo (affinché la superficie si levighi perfettamente); per il disegno a matita grassa, la pietra dovrà essere trattata con sabbia più grossolana. Il disegno sulla pietra ruvida rende al meglio la morbidezza del tratto e gli effetti pittorici.

 

LINEOGRAFIA: la matrice è costituita da una tavoletta di linoleum, un impasto di farina di sughero, olio di lino ed una trama di iuta (il tutto può essere sostituito dall’adigraf, di uso scolastico). La matrice verrà intagliata con delle piccole punte taglienti di diverse forme, dette sgorbie, poste sopra una impugnatura, e quindi variabili; poi inchiostrata a rullo, con inchiostro tipografico (le parti intagliate sulla matrice - o tavoletta di adigraf - risulteranno bianche nella stampa); è preferibile preparare il disegno su di un foglio lucido e ricalcarlo rovesciato sulla matrice. XILOGRAFIA: dal greco xulon/legno e grafo/scrivo; questa tecnica nasce in Oriente prima dell’anno Mille, mentre in Italia si diffonderà a partire dalla metà del Trecento. La matrice è costituita da una tavoletta di legno robusto. Se la tavoletta è tagliata secondo la lunghezza del legno (di filo) dovrà essere intagliata con le sgorbie, scalpelli, lame; se il taglio è di testa (quando sono visibili i cerchi concentrici, e potranno essere incisi segni più sottili), si userà il bulino (ferro con punta di varie forme e dimensioni). Tecnica: si può procedere all’intaglio direttamente sulla matrice, o dopo aver trasferito il disegno; si procederà ad inchiostrare con il rullo la matrice, su cui sarà sovrapposta la carta; il tutto compresso attraverso una macchina tipografica denominata 'torchio'. Si può anche stampare a colori, preparando, per ogni colore, una matrice differente e stamparle in sequenza sullo stesso foglio di carta. 

 

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*Quanto elencato è stato raccolto attraverso segnalazione od elenco/catalogo, visionabile da chiunque.

 
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  kVG  - Ass. ne Cult. le - Per artisti/autori esordienti - progetto  - Ultimo aggiornamento:  19-06-10