"NORA DAREN - il Corpo, il suo Supplizio"
di Maria Rosaria
Cofano - edizioni Bastogi
.
.
...Tutto
ha
inizio
da un
dubbio:
si può
vivere
senza la
consapevolezza
di
quello
che
siamo
realmente?
Nora, è
una
creatura
quasi
incolore
per
scelta,
come la
copertina
volutamente
sfocata
del
libro,
la sua
esistenza
irrisolta;
quella
ricerca
di
verità
che solo
la
lettura
di un
diario
misterioso
potrà
rivelare...
ma ahimè,
travolgendola
in una
spirale
di
eventi
inspiegabili,
capaci
di
ridare
vigore
alle
radici
secche
ed allo
stesso
tempo
tranciarle
come il
più
amorevole
dei
supplizi...
Un
viaggio
visionario
dentro
le
emozioni:
quelle
che ci
salvano
l'anima,
quelle
che ci
aiutano
a cadere
irreparabilmente.
Il
mistero
di un
libro e
le sue
verità
nascoste.
La
fragilità
di una
creatura
insignificante
per
scelta...
Nora, il
suo
supplizio,
nel suo
corpo,
nel suo
limite...
e
l'amore
si
mischia
al
sangue...
e la
ragione
si perde
nel non
senso...
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Perché
leggere
NORA
DAREN?
Perché è
tutto
quello
che
rimane
di un
rimpianto;
perché è
la
disgregazione
di un
viaggio
esistenziale
che non
ha la
presunzione
di
imporre
la
"regola"...
e così,
lascia
agli
eventi
libero
arbitrio,
anche se
permane
una
latente
speculazione
di
quello
che è un
mistero
della
memoria,
che solo
il
lettore
potrà
districare
attraverso
la
propria
coscienza.
Feticismo,
simbolismo,
ossessione...
Prima
Parte. 1.
La Chiave
(pag. 5).
Nora fissava il libro,
la sua magnificenza,
quando la bramosia
sembrava non volersi
placare. Il libro
entrava nella sua vita
per stravolgere l'ordine
degli eventi, che poi
l'avrebbero travolta ed
abissata. Aveva smesso
di essere solo Nora dopo
aver ritirato l'involto
che lo conteneva.
Sprovvista di mittente,
la cartolina postale che
lo accompagnava era
stata oggetto di
numerose supposizioni,
poi dimenticate lungo il
percorso della lettura,
che lentamente l'aveva
condotta ad altri
'perché?'. Sul pacco
solo il nome del
destinatario: Nora Daren,
via Règias, 30, Roma -
Italia. Tornando a casa,
stranamente la curiosità
aveva fatto posto ad una
volontà differente, un
senso di accettazione,
condiscendenza. Percorse
le scale
frettolosamente, e
quando entrò in quello
che era il suo piccolo
studio d'artista,
all'ultimo piano di una
palazzina fatiscente,
adagiò la scatola sulla
scrivania, ne scartò il
contenuto e da subito
avvertì un forte odore
di trementina; pensò
d'aver capovolto,
inavvertitamente, una
boccetta dell'essenza.
Non fu così! L'odore
proveniva dal pacco,
dentro c'era il libro.
Scrive: 'Che ci fai in
questa lurida topaia?
perché io?' ...
... Completamente nuda, fissavo
l'acqua di una logora vasca da
bagno, e sentivo d'essere al
sicuro come un feto nell'amnio.
Chiusi gli occhi, e nella mente
un richiamo misterioso,
paragonabile al sogno, determinò
una scena surreale: le pagine
del libro si staccavano
ordinatamente da esso,
disponendosi a ventaglio lungo
una tela scaccata; dopo essersi
mescolate come carte da gioco,
si lasciavano cadere scoprendo
la parte retrostante, dove
c'erano elementi di corpi,
volti, situazioni frammentarie
di una realtà che non avvertivo
del tutto estranea... Poi, il
tutto si dimenava in un turbine
di colori accecanti, che
avvolgeva ed inglobava quella
rappresentazione fino a
disintegrarla. Non erano i miei
ricordi, non riconoscevo in essi
la mia vita vissuta fino a quel
momento. Forse, era la visione
della vita del Pittore
Sconosciuto? Tasselli che avrei
dovuto ricomporre?...
Prima
Parte. 3.
Il Sogno. (pag. 9).
...
(Quello che ricordo). Un
urlo di dolore oltre la
finestra. Una serie di
persone attorno a delle
macchine: un incidente
mortale; ma nulla
sembrava interessarmi
più del libro. Era come
se guardare oltre la
lettura mi desse solo
indifferenza. Voltai le
spalle alla finestra,
quando, dall'enorme
specchio alla parete,
una voce asessuata
sospirava il mio nome:
'Nora Daren... Nora
Daren... vieni...vieni...',
e quello che vidi mi
gelò il sangue:
terribile creatura, dal
viso cadaverico, con
occhi inespressivi,
lividi e spettrali; e
sulla cui bocca si
apriva e si chiudeva
l'immonda smorfia di
dolore sinistro. E di
quel sibilo leggero, poi
sempre più acuto, una
parola scandita:
'Accadrà...'. Di fronte
a quello che ritenevo
essere un presagio di
morte, indietreggiai
inciampando, e
l'attenzione si spostò
dall'orrenda immagine
speculare alla
possibilità che la
mancanza d'equilibrio
potesse farmi cadere.
Ancora la guardai, ma
questa volta l'immagine
riflessa era solo la
mia. Pensai che quella
visione allucinatoria
fosse scaturita da un
indebolimento
psico-fisico, che
scoordinava le azioni e
la capacità di
comprenderne le
reazioni; toccai il
libro - straordinaria
presenza tangibile -
temevo potesse esserne
parte integrante...
Prima
Parte.
11.
Il
Grande Salto
(pag. 37).
... Sempre più le voci
girano nella mente! Non
mi danno pace! Tutto
quello che ho creato non
voglio diventi la loro
contraddizione. Vogliono
dominare i pensieri
annientando la volontà,
distrarmi
dall'obiettivo, indurmi
a credere di essere
vittima del degrado in
cui verto: è la pazzia
il male oscuro che
vorrebbero estirparmi
dalle viscere. Non
possono immaginare
quanto la mia sia una
passione radicata! Non
rinuncerò a quello in
cui credo! Tutto
brucerà! Per voi il
niente! Solo il silenzio
dell'anonimato renderà
merito alle mie azioni.
Niente parlerà alla
memoria temporale di chi
mi ha conosciuto.
Dimenticheranno lo
sconcerto, sarò solo un
evento silenzioso,
passato... Non la voglio
l'immortalità nella
vostra memoria!
Dimenticatemi se mi
avete amato, odiato,
invidiato, degradato.
Volevo essere il niente
in questa vita, passare
inosservato,
trasparente... ma voi mi
vedete! Questo corpo, il
corpo che potete
osservare e scrutare è
il mio male...
Seconda
Parte.
1.
Dentro l'Emozione
(pag. 60).
... Andrea le era
piaciuto fin dal primo
momento, le ricordava
Giacomo: la stessa
altezza imponente, lo
sguardo luminoso degli
occhi azzurri,
l'incarnato scuro e la
magrezza provata da una
vita difficile; il viso
segnato, nonostante la
giovane età, gli
conferiva un'aria matura
e rassicurante, ma il
nero intenso dei capelli
ricci e lunghi, svelava
la sua vera natura,
contorta e cupa. Quando
Andrea entrò nella sua
modesta dimora, notò
subito le tele che,
insieme alla limitata
mobilia, rappresentavano
i pochi elementi
d'arredo. Le osservò
attentamente e poi la
guardò, intuendo che in
quel momento lei stesse
facendo lo stesso sulla
sua figura. Si
osservavano, si
studiavano per capire
qualcosa di più
dell'altro, anche se
sceglievano due diversi
punti di vista. Disse:
"Ciò che si vede
stordisce, e ciò che non
si vede distrugge, ma
continui a cercare,
anche se non ti danno
retta, anche se non ti
vedono. Persa e sola per
sempre tra la folla, in
trappola. Hai relegato
te stessa a rimanere
immobile in mezzo al
nulla. Qualcosa,
qualcuno, ma chi? Chi
può tirarti fuori dal
nulla? Forse cerchi nel
luogo sbagliato". Nora
si sentì mancare la
terra sotto i piedi.
Quell'estraneo dotato di
una sensibilità fuori
dal comune, le aveva
letto dentro...
un'emozione...
Recensione:
di
Enrico Pietrangeli.
Romanzo
appartenente
al
filone
dark-esoterico,
colto e
coinvolgente,
capace
di
suscitare
adeguate
sensazioni
al
genere
sebbene
non
privo di
ridondanti
pieghe.
Sintesi
dell’altro
libro,
quello
che
narra e
contiene,
del
colore
alchemico
sprigionante
la “Vera
Forma”.
Forma
che
sradica
il
dubbio
come
pure la
stessa
esistenza.
Un libro
che,
misteriosamente,
viaggia
per
essere
recapitato
a Nora
Daren,
la
protagonista,
per poi,
attraverso
un ancor
più
indecifrabile
traghettatore,
evitare
puntualmente
scaffali
e
catalogazioni
attanagliando
nuove
vite per
rendere
altrettante
fulminanti
cognizioni.
Libro,
dunque,
ermetico
e
persino
sinistro,
nondimeno
mistico
ed
intriso
del
sangue
del
martirio,
del
vivere
versato
nella
coppa
dell’oblio,
quella
del
pittore
Vincent
Daren,
dove “la
realtà
plasma,
devia,
cambia”
la
ricerca
della
“Vera
Arte”.
L’“idioma
cromatico”
che
ritorna
al caos,
alla sua
origine.
Lui è un
artista
divenuto
cieco
che non
indugia
ad
evocare
Baudelaire
esortando
ad
“ubriacare
l’anima”
per
tornare
alla
“Vera
Forma”,
ma resta
ossessionato
dai
ricordi,
imbrigliato
in una
lotta
col
sentimentalismo
per
affermare
un’ostinata
volontà
di
annichilimento
del
reale.
Anacoreta
nell’isolamento
del sé
dal
mondo,
sembrerebbe
vivere i
suoi
ultimi
giorni
sotto
una
sperduta
montagna
francese
per
lasciare
definitivamente
il
corpo,
il suo
supplizio,
chiave
di una
trascendenza
maniacale,
turbata,
possibile
frutto
di
remoti
traumi
infantili.
Emerge
una
follia
rivelatrice,
qualche
retrogusto
alla
Polanski,
ma anche
accertate
radici
nella
tradizione
del noir
ottocentesco
con
tanto di
risvolti
filosofici.
Libro
paradossalmente
provvidenziale
e
nondimeno
esiziale.
Forma
diaristica
che
ingloba
un
giallo a
tema.
Qui la
morte è
altresì
taumaturgica
per
quanto
contenuto
nelle
pagine,
una
forza
personificata
nell’inquietante
ed
altrettanto
imponderabile
presenza
dell’
“uomo
normale”
e la sua
“margherita”
che si
perpetua
ovunque.
Libro
che
compare
e
sparisce
per poi
di nuovo
divenire
altrove,
estremo
consolatore,
possibile
forma di
ricongiungimento
alla
coscienza
primordiale
nel
delirio,
chiusura
del
cerchio,
consapevolezza
di
salvifiche
emozioni.
Monade
che
oltrepassa
“il
corpo”
nell’atto
estremo
celebrato
nel
suicidio,
“Vertigine
del
Grande
Salto”.
Se “la
realtà
rende
immortali
le
azioni
scandite
in un
tempo
che è
già
storia”,
“l’Attimo
di
Eterno è
in noi,
ma non
riusciamo
ad
afferrarlo”.
“Lo
stridor
di
denti”,
citazione
di una
parabola
del
Vangelo
secondo
Matteo,
conduce
Nora da
Padre
Adolfo,
delimita
l’inferno
relegandolo
alla
paura
dei
sentimenti.
Ma sarà
soltanto
dopo la
morte
della
ragazza
che il
sacerdote
verrà, a
sua
volta,
travolto
da
quelle
inafferrabili
pagine
mai
tradotte
dal
francese.
Qui si
susseguono,
nella
trama, i
pochi
tratti
di un
ordinario
poliziesco,
col
libro
sottratto
da un
presunto
impostore
e
un’indagine
con
risvolti
palesemente
grotteschi.
Con
Padre
Adolfo
resta il
dubbio,
o
piuttosto
lo si
elude
attraverso
la fede,
ciononostante
si
percepisce
tutta
l’energia
che lo
scaraventa
ad una
condizione
pre-esistente,
nel
libro
che
risucchia.
Una
monade
che
rifugge
il ruolo
demiurgico
del
mondo,
mummifica
ogni
dinamica
di
ciclicità
immanente
introitando
l’immaginifico
in luogo
del
reale,
e,
nell’annullamento,
ritrova
l’entità
assoluta
constatata
e
contrastata,
azzerando,
di
fatto,
il varco
iniziatico
aperto
con la
creazione.
Notevole
è la
caratterizzazione
psicologica
dei
personaggi
che,
soprattutto
nella
seconda
parte, è
posta in
risalto
attraverso
la
figura
di
Verena,
la
cinica
sopravvissuta
che
diverrà
sigillo
dell’intera
vicenda
aprendo
prospettive
per
ulteriori
scenari,
tutti
ancora
da
scrivere
e dove,
soprattutto,
nel
culmine
delle
cose
tutto è
ancora
possibile.
letture
Maggio
2008
Recensione:
di
Enrico Pietrangeli
www.controluce.it
www.controluce.it
Recensione
di Lia Bronzi,
tratta
dal testo "LETTERATURA ITALIANA Poesia e
narrativa dal Secondo Novecento ad oggi"
...
La
necessità di un accordo universale dei dati
empirici diviene una esigenza etico-soggettiva,
se ci riferiamo, in modo particolare all’azione
umana, che si riconosce nell’Io legislatore di
Kant e secondo un movimento di ritorno che è
partenza, in quanto l’io va al tu, per tornare
circolarmente all’io, alla ricerca della “Vera
Forma”. In ciascun uomo c’è una parte divina ed
il nesso che intercorre tra l’Essere Supremo e
l’uomo è lo stesso che intercorre tra materia e
forma, tra atto e potenza. Il romanzo di Maria
Rosaria Cofano, dal titolo "Nora Daren - Il
Corpo, il suo Supplizio", sembra ispirarsi a
questa teoria di fondo, nella credenza che il
mezzo che ci renda veramente consapevoli di
quello che realmente siamo, sono le nostre
emozioni e, come dice l’autrice nel retro
copertina: “…dove cercare la verità, se non
dentro le emozioni! Quelle che ci salvano
l’anima… e quelle che ci aiutano a cadere
irreparabilmente…”.
Troverà
un profilo biografico-letterario dell'autrice
Maria Rosaria Cofano e del libro "NORA
DAREN - il Corpo, ll suo Supplizio", nel
Volume II della "LETTERATURA ITALIANA Poesia e
narrativa dal Secondo Novecento ad oggi" (pag.124).
Volume
di critica letteraria
a cura e
con studio critico e profili di Lia Bronzi /
edizioni Bastogi. www.bastogi.it
Recensione
di
Pierpaolo
Serarcangeli...
Vorrei
sottolineare
l'originalità
della
storia e
l'estrema
raffinatezza
dello
stile.
Il libro
è pieno
di
sottili
metafore,
di
inquietanti
risvolti,
di
aspetti
psicologici.
Il
Diario
del
pittore
sconosciuto
non è
soltanto
il
"testamento"
intellettuale
di un
artista
tormentato,
non è
soltanto
il
resoconto
sulla
Vita e
sull'Arte,
sulla
solitudine
e sulla
Vocazione;
è un
vero e
proprio
trattato
sugli
aspetti
della
vita e
della
morte,
della
Vocazione
pura e
soprattutto
del
Tempo
che
scorre e
che
divora
le
nostre
esistenze.
Ecco,
nel suo
libro
c'è
appunto,
ovunque,
direi,
una
sorta di
"sentimento
del
tempo".
Il
libro-diario,
sopravvissuto
al tempo
ed alla
vita
stessa è
l'elemento
che
unisce
Vincent
e Nora,
ma allo
stesso
tempo,
paradossalmente,
li
allontana.
Nora
Daren
proverà
disagio
e
malessere
nel
leggere
le
pagine.
Non c'è
e non ci
può
essere
punto di
contatto.
La Vita
e la
Morte
hanno
tessuto
le loro
trame in
modo
inesorabile.
Così
come
inesorabile
ed
inaspettata
è la
morte di
Giacomo,
il padre
adottivo
di Nora;
ma tanti
altri
elementi
di
inquietudine
e di
mistero
ci sono,
tra
queste
stupende
pagine:
la
comparsa/scomparsa
del
traduttore
francese
che ha
lo
stesso
nome del
padre
adottivo
di Nora;
la
scomparsa
del
Diario
stesso;
i dubbi
e lo
stupore
di Padre
Adolfo;
il
"delirio"
di
Verena...
Nel
libro
c'è
anche il
Mistero,
inteso
come
elemento
trascendente,
come
agente
catalizzatore
tra la
felicità
e
l'infelicità,
tra la
genialità
e la
fragilità
di noi
umani,
tra la
religione
ed il
Nulla.
Anche
qui si
va
spesso
per poli
opposti.
Nella
vera
sofferenza
l'uomo
trova
Dio.
L'elemento
religioso
è
latente
in
entrambi
i
fratelli
ed
entrambi,
chi in
un modo,
chi in
un
altro,
vengono
messi a
duramente
alla
prova.
La
presunta
cecità
di
Vincent
è anche
una
metafora,
una spia
che sta
a
significare
appunto
che il
corpo e
quindi
l'Essere
non è
mai
perfetto,
e che ad
ognuno
spetti
un certo
supplizio,
che la
perfezione
non è di
questo
mondo,
anche
se,
forse
ingenuamente
cerchiamo
sempre
ed
invano
di
raggiungerla,
anche
attraverso
l'Arte.
Mi
premeva
arrivare
alla
"chiave
di
lettura"
di
questo
libro.
Libro
complesso,
ben
articolato
e curato
nei
minimi
dettagli...
e il
Diario
continuerà
il suo
viaggio
nel
tempo,
di mano
in mano,
verso
altri
percorsi,
altri
binari,
altre
stazioni
della
vita.
Recensione
di
Editrice
Nuovi
Autori
... Ciò
che
innanzitutto
mi è
saltato
all'occhio,
per così
dire,
leggendo
il libro
sono
stati la
"forma"
e lo
"stile".
La
"forma",
cioè la
Sua
capacità
di
considerare,
di
sentire
e di
presentare
la
materia
sperimentata
in modo
che essa
prontamente
ed
efficacemente
diventi
un
materiale
per la
costruzione
di una
adeguata
esperienza
per
coloro
che sono
meno
dotati
del
creatore
originale.
Lo
"stile",
cioè
l'insieme
delle
caratteristiche
individuali
che si
riscontrano
con
continuità
nell'uso
del
sistema
linguistico.
Notevole,
poi, il
"ritmo
narrativo",
che
varia,
in un
susseguirsi
di
velocità
diverse
e
correlate
al passo
delle
azioni
descritte.
Così, il
lavoro
coglie
il
movimento,
il
flusso
della
vita, la
labilità
del
piacere,
della
tristezza,
del
dolore e
ferma
gli
istanti
per
restituire
emozioni.
Infine,
il libro
si
propone
con una
duplice
lettura.
Al
lettore
per così
dire
"ingenuo"
esso
scorre
davanti
scenicamente,
mostrando
l'aspetto
ed i
discorsi
dei
personaggi
in una
serie di
occasioni
prescelte.
Il
lettore
più
attento,
invece,
noterà
subito
che
l'enfasi
del
libro
ricada
sui
cambiamenti
della
mente,
del
carattere
dei
protagonisti;
nell'animo
dei
quali
risiede
la parte
più
espressiva,
più
illuminata
della
storia.
Le linee
generali
del
libro
sono
impressioni
dipinte,
non
azioni;
i fatti
esteriori
della
storia
sono il
trattamento
di
superficie,
che ha
il
compito
di
produrre
l'effetto
finale...
Il
punto di
vista
dei
lettori
.
Ciao.
Posso scriverti
privatamente per
avere
informazioni su
questa
pubblicazione?
Certo... puoi
farlo a questo
indirizzo mail>
Cara
Rosaria,
ho finito di
leggere il tuo
libro, e non
vedo l'ora di
leggere il nuovo
che so già quasi
pronto. Sei una
scrittrice
complessa,
attenta,
sensibile, con
un pizzico di
cinismo che a
volte lascia
un'amara
sensazione di
quello che non
si ha il
coraggio di
dire, spiegare a
parole se non si
ha un dono come
il tuo, che
proprio ti rende
capace di
descrivere così
minuziosamente
la vita, gli
stati d'animo
tra ciò che si
vede e ciò che
non si vede,
quello che si
sente ma che non
osiamo dire,
insomma ti ho
scritto per
dirti che
finalmente ho
letto un libro
che merita di
essere letto e
di questo voglio
ringraziarti.
Complimenti per
il tuo grande
dono.
Alberto
Questo
romanzo mi ha
"catturata",
sin
dalle prime
pagine,
surreali, in cui
la protagonista
è alla mercè del
Libro
,
che più avanti
scopriremo
essere stato
scritto dal
fratello. Poi la
vicenda si
dipana,
conducendo il
lettore a
sbirciare, come
dal buco della
serratura,
nell'esistenza
dei personaggi,
delineandone
alcuni aspetti.
Ho trovato
bellissimo il
personaggio di
Nora: tenera,
indifesa e
irrequieta. Solo
chi sa guardare
intensamente
dentro di sé può
dare origine a
una
creatura come
Nora, che ha
toccato il fondo
della
sofferenza. Nel
romanzo l'Arte,
la Vita e la
Morte camminano
tenendosi per
mano,
consapevoli del
loro legame
inevitabile e
indissolubile; tuttavia
la Morte
non spaventa, è
una silenziosa e
discreta compagna
di viaggio. C'è
molta filosofia,
in questo libro.
Richiede calma e
tempo, per
essere capito e
apprezzato. I
miei complimenti
a Maria Rosaria
Cofano. Leggerò
con grande
piacere la sua
prossima uscita
letteraria. Myta
Cara
Rosaria,
ho letto il tuo
libro due volte
di seguito. Mi
capita a volte
di farlo quando
un libro mi
affascina, voler
ricominciare
subito. …E poi è
un libro che
merita una
lettura attenta
e approfondita,
non distratta.
Sono rimasta
conquistata dai
personaggi e dai
loro tormenti.
Tutti. Più che
come un film,
l’ho vissuto
come un viaggio
all’interno
dell’anima dei
personaggi. Ho
fatto il viaggio
del Libro. Che
poi è lui per me
il vero
protagonista. Il
Libro che ci fa
conoscere la
nostra Vera
Forma. Molto
bello.
Sorprendente.
Inquietante. …E
che fa
riflettere. Cito
solo alcune
delle frasi che
mi hanno più
colpito. “
…perché gli
uomini sono solo
un abbozzo
imperfetto della
Natura,
ripetuto,
modificato, un
esperimento, un
intralcio, un
concentrato di
forze opposte in
uno spazio
limitato, un
prototipo
difettoso
d’amore e
malvagità, che
solo nella
Natura trova la
giusta
distribuzione.”.
E’ un pensiero
che condivido.
…Con Nora.
…Con Vincent
“Non la voglio
l’immortalità
generata da chi
osserva,
analizza,
annienta!”
…Con la voce
narrante “ Ogni
testa ha la sua
croce, il Corpo
e il suo
Supplizio…quello
che sappiamo di
essere, un
corpo, e quello
che siamo
realmente,
un’ombra.” E
ancora “…per
quanto si possa
scappare o
dimenticare, non
andremo mai
abbastanza
lontano da noi
stessi.”
Rosaria non ho
mai avuto la
possibilità di
parlare con
l’autore di un
libro prima
d’ora. Per me è
strano. In
genere instauro
un rapporto tra
me e il libro.
Personale, mio.
Non ho mai
contemplato la
possibilità di
parlare con
l’autore
realmente.
Perciò ora mi
trovo in
difficoltà. Non
ho domande da
farti o meglio
ne avrei molte,
ma preferisco
non portele, mi
sento frenata da
una sorta di
pudore, nei tuoi
confronti e nei
miei, dettata
sia dalla
profondità del
libro che dalla
sua complessità.
Quello che ho
capito, ho
capito. I dubbi
che mi restano,
le cose che non
ho capito, non
me la sento di
chiederle a te,
sarà la vita che
mi aiuterà.
Rosaria ora il
tuo libro è
“mio”. Ti dico
solo che attendo
con ansia il tuo
prossimo libro.
E soprattutto di
dico grazie. E’
stato un bel
viaggio.
Ti abbraccio,
Silvia
Ho
letto il tuo
libro Rosaria!
Purtroppo
non posso farti
la recensione,
non ne sono
capace e non mi
avventurerei in
una cosa così,
ma posso dirti
che mi hai
stupito! Che eri
intelligente e
una persona
profonda, lo
avevo già notato
leggendoti nel
blog, ma a
questi livelli?
Confesso che non
è stato facile
leggere il tuo
libro, ho
affrontato una
lettura molto
bella e con
frasi profonde
che riguardano
la vita, l'Arte,
la dedizione, la
ricerca...
Finora ho letto
pochi libri in
lingua italiana,
ma mi
incuriosisce
mettermi alla
prova. Sei una
scrittrice
straordinaria e
nello stesso
tempo donna
moderna,
spiritosa e alla
mano. Sono fiera
di averti
conosciuto e di
aver letto il
tuo libro.
Grazie!
Sanja
Cara
autrice, ho
letto il suo
libro: un vero
pugno nello
stomaco. Mi ha
lasciato però
col mistero
dell'uomo
normale, quello
che chiama
l'insignificante.
Ma chi è? E'
forse il padre
di Nora?
Comunque
complimenti,
scrive molto
bene. Non
leggevo un libro
così ben scritto
da molti anni.
Franco
Da
"La nostra
Libreria".
Ho da poco letto
un romanzo
avvincente e
vorrei
segnalarlo. L'ho
scoperto in un
portale d'arte
www.kebheka.it;
il romanzo si
intitola "NORA
DAREN - il
Corpo, il suo
Supplizio"
edizioni BASTOGI
/ scrittrice
Maria Rosaria
Cofano. La sua
particolarità è
il modo in cui
parli dei
gemelli, ed
essendo un
gemello del
segno dei
gemelli... non
potevo che
leggere questo
libro, che mi ha
lasciato senza
fiato...
www.lanostralibreria.it
Questo
è un libro che
sarebbe piaciuto
a Sir
Alfred
Joseph
Hitchcock.
Complimenti.
E'
una trama che
meriterebbe
l'attenzione di
un regista
importante.
Riccardo
F.
Progetto:
Ideazione e sviluppo -
struttura, grafica,
contenuti - ad opera di
M. Rosaria Cofano (in
arte Kebheka; pres.te
Ass.ne Culturale
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pertanto, è vietato un
qualsiasi utilizzo delle
opere, dei testi o parte
di essi, se non
espressamente
autorizzato dall'autore
del progetto.
kVG
-
Ass. ne Cult. le - Per artisti/autori esordienti -
progetto
-
Ultimo aggiornamento:
18-06-10